La lobby dentale in Italia

Come risparmiare sulle cure dentistiche. I segreti del Turismo Dentale di Viaggideldente.it
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La lobby dentale in Italia

 

I dentisti? “Sono come i politici che ci governano”. Questo è il quadro che emerge da alcune indagini fatte a campione nelle principali città italiane. Il cattivo stato in cui versa l’odontoiatria nel nostro Paese non si ferma qui perché, secondo un sondaggio della rivista Altroconsumo, quattro italiani sui dieci rinunciano a curarsi i denti per motivi economici. Come siamo arrivati a tutto questo?

La risposta è molto semplice. Lo stipendio medio degli italiani va dai 700 euro del reddito di cittadinanza ai 1400 di un operaio specializzato. Come si può pensare quindi che un diritto fondamentale e inalienabile come quello alla salute debba essere a pagamento? Le tariffe spropositate dei dentisti lo rendono di fatto accessibile a una sparuta minoranza della popolazione. Gli italiani si sono privati da tempo di visite specialistiche, di vacanze, figuriamoci se non hanno rinunciato anche alle cure dentistiche. Il risultato è che chi decide di farsi curare i denti all’estero, ci arriva in pessime condizioni: denti marci, pochi e mal messi, ossi mascellari sottili come foglie, parodontiti e incrostazioni di tartaro presenti lì da decenni.

Il nostro Servizio Sanitario non aiuta per niente in quanto copre una minima parte delle spese e soltanto per le categorie più indigenti. Il discorso non cambia in merito alle prestazioni sanitarie gratuite. Lo Stato “passa” soltanto quelle urgenti ovvero estrazioni e protesi mobili. E chi ha bisogno di un impianto? Deve fare un’ipoteca sulla sua stessa vita, sui progetti futuri. Le alternative sono poche: rinunciare alle cure, richiedere un mutuo o, forse, emigrare!

Come risparmiare sulle cure dentistiche. I segreti del Turismo Dentale di Viaggideldente.it

Ma perché in Italia le cure dentistiche costano così tanto?

Negli anni ‘80, il futuro dei neolaureati era semplice. Dopo il tirocinio, i nostri camici bianchi riuscivano ad aprire uno studio dentistico privato e spesso anche più di uno. I pazienti erano numerosi e gli appuntamenti riempivano pagine intere di agende. I giovani dentisti potevano fare affidamento su due elementi molto importanti. Il primo era il numero esiguo di studi privati. In molti paesi e città italiane se ne contavano due, al massimo tre, quindi la concorrenza era minima. Oggi in molte realtà italiane arriviamo a sfiorare le cento unità (comprese le famose cliniche dentistiche low cost). Il secondo elemento riguarda la quantità piuttosto scarsa di norme che regolamentavano la materia odontoiatrica. Non dimentichiamo poi la presenza di un mondo fiscale sommerso, non dichiarato. L’evasione, in questo settore così come in molti altri, ha contribuito a creare il mito della professione d’oro, del posto sicuro e redditizio.

Con il trascorrere del tempo, intorno alla professione del dentista, si sono delineati scenari tipici di alcuni ordini professionali o caste, se preferisci: bancari, farmacisti, notai. Molti giovani hanno seguito la strada della laurea in odontoiatria, con la speranza, anzi la certezza di mantenere un elevato tenore di vita.

Per queste schiere di giovani rampolli, l’ingresso nella lobby era subordinato a un’unica condizione: mantenere il “familismo” della professione. Il criterio d’accesso a questo mondo dorato era rappresentato quindi dall’avere un nonno o un papà con uno studio ben avviato. Aiutare il prossimo, tutelare la salute dei pazienti non era il tema centrale della loro vocazione. Forse soltanto un semplice accessorio.

Eppure, è stato proprio questo senso di appartenenza a una casta privilegiata che ha provocato il progressivo sgretolamento della stessa. Ma andiamo per ordine.

 

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La causa dei costi così alti delle cure dentistiche in Italia

 

La lobby dei dentisti, così come quella dei bancari o dei farmacisti, per troppo tempo si è preoccupata di difendere i propri interessi piuttosto che quelli della collettività. La totale impermeabilità ai cambiamenti dettati dalle richieste di una società tormentata dalla crisi economica, ha provocato un progressivo distacco degli Ordini professionali dalla realtà.

All’inizio del capitolo ci interrogavamo sulla causa dei costi così elevati in ambito odontoiatrico. I costi vengono abbattuti, tra le altre cose, anche dalla concorrenza. Ed è proprio la concorrenza il primo fattore che è stato osteggiato con tutte le forze dalla maggior parte degli appartenenti all’Ordine. E questo ha comportato una serie di effetti negativi sul benessere collettivo.

Quel mestiere, considerato da molti come una gallina dalle uova d’oro, si è scontrato con una realtà sempre più complessa che ha reso evidenti i motivi per cui uno studio dentistico privato non potrà mai applicare costi più bassi. Le tasse e gli oneri fiscali sono aumentati, diventando insostenibili per molti dentisti, basti pensare alla novità introdotta dalla recente finanziaria per cui la deducibilità delle prestazioni sanitarie è possibile soltanto se il pagamento avviene con carta di credito e bancomat. Sono cresciuti anche i contenziosi con i pazienti, sempre più informati ed esigenti rispetto al passato.

La lobby dentale italiano ha subito durissimi colpi dalla concorrenza estera

E sono proprio questi colpi che dovranno indurre i dentisti se non a cambiare professione, almeno a rivedere la loro strategia commerciale. Ci riusciranno? Quanti di loro sono disposti ad adattarsi, a rinunciare a un certo tipo di vita e quell’aura prestigiosa che ha sempre accompagnato il loro mestiere? Oggi cercano di difendersi come possono, trincerandosi dentro le catene dentali low cost o i finanziamenti in 100 rate.

Il rischio che corrono è quello di essere spazzati via in futuro. Nelle loro tasche entrano sempre meno soldi perché gli italiani si sono svegliati e hanno capito che il dentista, anche quello che ha lo studio da 40 anni sulla piazza del paese, non è un loro amico né un benefattore. È un imprenditore che obbedisce a un solo verbo: fatturare. Del resto non può fare altro, perché deve mantenere uno studio in centro, tre o quattro segretarie, svariate automobili, le case di vacanza e quelle in città.

Eppure, nonostante la realtà e il comportamento dei pazienti siano cambiati nel corso degli anni, la lobby dentale esiste ancora. Non è forte come un tempo ma i suoi privilegi sono rimasti invariati. Oggi come allora, la casta odontoiatrica stabilisce i prezzi a suo piacimento e soprattutto mantiene il controllo assoluto del paziente, che non capendo nulla di quanto gli si dice, può solo fidarsi del dentista. Quanti di noi sanno esattamente qual è il trattamento più indicato per risolvere il problema alla bocca? Pochi o forse nessuno, non ci rimane altro che fidarci del professionista che abbiamo davanti. Ma siamo sicuri che sta agendo solo nel nostro interesse?

I neolaureati in Odontoiatria

I neolaureati si scontrano con una realtà diversa rispetto a quella dei colleghi più anziani. La concorrenza non solo è spietata ma il numero degli iscritti all’Albo aumenta in modo esponenziale. Peccato che a questo incremento dell’offerta, corrisponda una forte diminuzione della domanda. I pazienti sono pochi, si limitano alle cure urgenti e necessarie, posticipando gli interventi più complessi e costosi.

È mutata anche la visione sociale ed economica di molte professioni. Un tempo il dentista, il bancario o il farmacista erano considerati, come abbiamo visto, mestieri ambiti, soprattutto sotto il profilo economico. Oggi uno Youtuber guadagna il triplo di un dentista!

È diverso anche il tipo di approccio alla professione. Secondo un recente sondaggio, il 60% degli studenti in odontoiatria non può contare su uno studio di famiglia. Sono mutate anche le aspettative. Un giovane su cinque spera di aprire uno studio privato, otto studenti su dieci sono pronti a emigrare mentre la maggior parte dei neolaureati vorrebbe collaborare con liberi professionisti o addirittura arrivare a ottenere un contratto da dipendente.

Il desiderio di curare i denti delle persone si scontra con una realtà sociale diversa, difficile per chi cerca il suo posto nel mondo. Costa troppo caro aprire uno studio e avviarlo ex novo e i nostri giovani decidono di puntare tutto sulla specializzazione. Dopo la laurea, la maggior parte di loro finisce per fare una miriade di corsi a pagamento, anche all’estero.

Anche i dentisti italiani se ne vanno all’estero

È proprio l’estero un altro nodo fondamentale della questione. La fuga dei cervelli di cui tanto sentiamo parlare riguarda anche i nostri dentisti, allettati da situazioni internazionali forse più semplici e gestibili rispetto a quella italiana. L’enorme concorrenza nel settore spinge i giovani dottori a cercare nuovi confini dove poter esercitare la professione. La scarsa aderenza delle lobby alla realtà ha prodotto una duplice fuga, quella dei dentisti ma anche quella dei pazienti stessi. Bastano un volo low cost per Zagabria e mille euro in tasca per rimettere a posto la salute di denti e delle gengive in uno studio dentistico croato, con la sicurezza regalata dall’impiego di materiali di primissima qualità e certificati. E in Italia? Da noi con mille euro lo inizi un lavoro, è la caparra, l’anticipo di un intervento che spesso richiede il ricorso a un finanziamento.

Le domande che ci poniamo sono tante. Perché è stato permesso ai dentisti italiani e alla loro lobby di applicare ricarichi anche del 1000% sui prodotti da loro acquistati? Perché nessuno in Italia impedisce a un dentista di imporre al paziente il prezzo di un impianto o di una corona?  Perché non è possibile applicare un listino nazionale?  Porre queste domande a un dentista vuol dire sentirsi rispondere che è la mano del professionista che fa l’operazione e che stabilisce il costo dell’intervento dontoiatrico. Più è famoso il dentista, più è alto il costo dell’intero lavoro. Questo discorso però poteva essere valido quando i dentisti erano pochi e quindi o si rinunciava oppure si pagava.

Oggi le cose sono cambiate, basta fare 50 km dopo Triste per pagare lo stesso impianto in titanio anche il 70% in meno. Eppure, nonostante questo, nessuno di loro, soprattutto tra le “vecchie guardie”, rivedrà mai il modo di rapportarsi ai clienti. Invece di capire perché il paziente italiano fugge dal dentista all’estero, i camici bianchi risponderanno sempre che, al di fuori del nostro Paese, gli odontoiatri sono degli incapaci. Ma chi l’ha detto che soltanto i dentisti italiani possono esercitare la professione? Un decreto divino? Un’investitura papale?

 

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Leggi “I Veri Costi di uno Studio Dentistico in Italia”

Leggi “Studi dentistici che aprono e chiudono”

Leggi “Aumentano i dentisti, diminuiscono i pazienti”

 

 

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