I veri costi di uno studio dentistico in Italia

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I veri costi dei materiali utilizzati dai dentisti in Italia

Ma quali sono i veri costi di uno studio dentistico in Italia? Secondo l’ANDI, l’Associazione Nazionale Dentisti, le cure odontoiatriche nel nostro Paese costano di più a causa delle spese di gestione più alte e della tassazione più elevata rispetto all’estero. Il nostro sistema fiscale è senza dubbio uno dei più oppressivi. Se in Croazia lo stipendio medio di un dentista subisce una tassazione che non supera il 30%, in Italia arriviamo a soglie incredibili, circa il 70%.

i veri costi di uno studio dentistico in Italia

Ma siamo sicuri che le ragioni dei preventivi esagerati dei dentisti italiani siano solo queste?

La nostra inchiesta parte dagli elementi più semplici che concorrono a formare un preventivo ovvero l’analisi dei costi fissi e variabili di uno studio dentistico. I costi fissi sono quelli che un dentista deve affrontare a prescindere dal volume di lavoro. Non ha importanza se il professionista lavora poco o tanto, può anche chiudere per un determinato periodo quindi non produrre ricavo. Quei costi rimangono comunque presenti. Essi consistono, ad esempio, nelle spese relative all’immobile (mutuo o affitto). Se un tempo il caro e vecchio dentista di paese era proprietario del suo studio, oggi le cose non stanno più così. Un locale commerciale in affitto in una città italiana può costare fino a 10 volte di più che in una città croata o slovena. A questo poi è necessario aggiungere il costo di una poltrona dentale che si aggira sui 15.000 euro al mese.

 

Le spese fisse di uno studio dentistico

Rientrano anche:

  • quelle relative al personale dipendente,
  • ai costi associativi (Ordine e Albo),
  • alle parcelle dei consulenti (commercialista)
  • i costi relativi alle apparecchiature dello studio.

 

I costi variabili sono quelli legati all’attività vera e propria del dentista

Fanno parte di questa categoria:

  • le forniture monouso,
  • le spese di collaborazione medico-sanitaria,
  • le spese per il laboratorio,
  • le spese relative al materiale utilizzato nei vari trattamenti.

 

Questi sono i costi che un dentista deve fronteggiare e che, in qualità di imprenditore, deve calcolare sul costo di un preventivo. E ci sta perché non è un benefattore ma un professionista che si occupa della salute dei suoi pazienti ma che comunque deve guadagnare dalla sua attività.

Ma tutto quello che abbiamo elencato finora non serve a spiegare il perché dei costi così elevati. La parcella del dentista è determinata anche da altri fattori. Un professionista che esercita da molti anni ed è molto conosciuto in città ti costa di più di più rispetto al neolaureato. Uno studio in centro costa di più rispetto a un locale in periferia. A questo aggiungi tutte le varie ed eventuali che caratterizzano la sua professione e che si traducono nella necessità di mantenere un certo stile di vita.

Il problema infatti nasce quando il loro lavoro deve produrre un profitto che serve a mantenere un certo prestigio, due o tre case fuori città, uno studio in centro, svariate segretarie oppure automobili di un determinato livello. Non sentono ragioni, non capiscono che ormai i tempi sono cambiati, che la gente si è svegliata e che è arrivato il momento di scendere dal piedistallo e di rivedere alcuni meccanismi tipici del mestiere. La vecchia guardia o meglio la lobby dei dentisti non si rassegna e il risultato è la nascita di un distacco inevitabile tra i dentisti italiani e il paziente e la fuga di quest’ultimo verso altri studi dentistici all’estero.

Perché i pazienti italiani fuggono all’estero?

Perché i costi delle cure dentistiche in Italia sono troppo alti e assolutamente ingiustificati.

Facciamo alcuni esempi. Il ponte è una protesi fissa che sostituisce due o più denti mancanti. È un’alternativa all’ impianto dentale, è quasi invisibile perché realizzato nella tinta più vicina ai denti del paziente ed è molto versatile perché può sostituire fino a cinque denti fissi. Per quanto riguarda il costo, secondo un’indagine di Altroconsumo, Il 33% dei dentisti italiani per un ponte a tre elementi (in assenza del molare) fa pagare tra 2.100 e 2.400 euro. Peccato che l’odontotecnico che lo realizza chieda al dentista semplicemente 600 euro. A conti fatti il ricarico è del 300%. Il preventivo è giustificato dai costi fissi e variabili di cui parlavamo sopra sommati al margine di profitto?

Le cose si complicano ulteriormente quando parliamo di un impianto. Partiamo dal presupposto che ogni impianto è fatto in titanio L’elemento che determina una sostanziale differenza di prezzo tra un impianto e l’altro è la marca. Non solo, in una stessa città un impianto può costare il doppio o il triplo in base al dentista scelto. Non è l’operazione che determina il suo costo ma la mano del professionista.

Il discorso cambia per quanto riguarda le cliniche low cost. In questi centri ti viene proposto un impianto in titanioclone” o “no name”. Il primo nelle intenzioni delle aziende produttrici dovrebbe essere il clone dei fratelli più blasonati tipo, ma la parentela è solo sulla carta. Il secondo invece è un impianto senza marca, spesso di derivazione cinese, che non offre nessuna garanzia e il costo apparentemente minore è ottenuto a discapito della qualità. Il costo di un impianto certificato va dai 70 euro di un modello base fino ai 180 euro dei modelli top prodotti dalle più importanti aziende europee come Straumann o Nobel Biocare. Per gli impianti non certificati scendiamo a 30/50 euro mentre il vero costo delle capsule in ceramica è sui 30/40 euro.

Questi sono i prezzi reali pagati dal dentista. Per il paziente il listino prezzi è molto differente, con ricarichi che arrivano a sfiorare il 1000%. La capsula in ceramica costa dai 500 ai 1000 euro, con punte ancora più alte in alcune città italiane. Stessa cosa per l’impianto non certificato o “no name”. Partiamo da un minimo di 500 a cifre che oltrepassano i 1000 euro. L’impianto di marca invece, con tanto di certificazione, passa dai 180 euro reali ai 1500/2000.

Come giustificare questi ricarichi?

Perché non esiste un listino prezzi unico e nazionale che possa dettare legge in materia di prezzi? Perché un dentista può decidere liberamente delle tariffe senza rendere conto a nessuno?

I costi di gestione non sono sufficienti a spiegare l’esistenza delle parcelle elevate dei dentisti. I medici si difendono con una semplice equazione: costi bassi, dentista e materiali scadenti; costi elevati, professionista affermato e materiali di eccellente qualità. Eppure, i dati relativi ai costi reali sconfessano sulla carta e in pratica questa difesa anacronistica da parte dei camici bianchi. Stessa cosa vale per i costi di gestione ai quali sono sottoposti tutti gli autonomi e non solo loro. Se fosse vero che soltanto la loro categoria è vessata dalle tasse perché bel l’85% dei dentisti lavora in proprio e non in studi associati in modo tale da abbattere le spese?

Fatta qualche rara eccezione, nessun dentista sembra abbia la voglia di infrangere quell’accordo di cartello ai danni del consumatore. I privilegi della casta non tengono conto della necessità e del diritto del paziente di avere un preventivo chiaro, completo, dettagliato e formato da prezzi giusti e corretti. Il tariffario applicato il tentativo fuori tempo massimo di rimanere attaccati a una poltrona e a una serie di privilegi che risultano ormai anacronistici e non in linea con i tempi.

 

Valutare la prestazione più indicata per il paziente anche dal punto di vista economico

Ma questo non succede mai perché non esiste nessuna possibilità concreta di revisione di quei costi. Ecco perché i pazienti italiani fuggono dal dentista all’estero. Lì i dentisti (tra i quali molti professionisti italiani) riescono a coniugare con estrema semplicità il loro sacrosanto diritto al profitto con la tutela e l’ascolto delle reali necessità del paziente. I nostri dentisti rispondono in due modi. Il primo consiste nel condurre la solita crociata contro le cliniche estere, colpevoli di rovinare (secondo loro) le bocche dei pazienti. Attenzione: colpevolizzano ma non fanno nulla per modificare le loro tariffe.

Il secondo modo invece ha del paradossale. Molti dentisti inviano le stampe in digitale agli odontotecnici in Albania e in Croazia per poi farsi spedire le protesi pronte, realizzate proprio da quei professionisti contro i quali si leva l’indice d’accusa dei nostri medici. Non solo, ci sono molti medici che abitando in Friuli o Veneto, si recano di persona presso gli studi odontotecnici croati.  Come si spiega questa incongruenza? Alla base di questi comportamenti non può che esserci una sola ragione: all’estero si risparmia molto e non perché si utilizzano materiali scadenti. Quindi, se i nostri dentisti ne sono consapevoli, perché non riescono o meglio, non vogliono abbassare i prezzi?

i veri costi di uno studio dentistico in Italia Viaggideldente.it

Non esiste nel nostro paese una forma di controllo sulle tariffe dei dentisti

Secondo i detrattori più agguerriti, la forza della lobby dei dentisti in Italia sarebbe così forte da influenzare perfino le leggi emanate dal nostro Parlamento. Quello che sappiamo con certezza è una verità quasi banale: chi deve curare denti lo fa per necessità non per estetica. I denti che mancano influiscono sullo stato di salute del paziente, sulla sua qualità di vita.

L’etica sembra aver abbandonato questo settore dove il guadagno è il traguardo da raggiungere a scapito del paziente. La soluzione più semplice? La creazione di un organo statale preposto al controllo delle tariffe dei dentisti. Eppure, nonostante la sua logica, è forse l’ultima ipotesi presa in esame dal nostro legislatore.

 

 

 

 

 

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